Il modo migliore per fare Pilates

Il modo migliore per fare Pilates

Da quando ho scelto di aprire Elemento Pilates, ho avuto la fortuna di conoscere tantissime persone diverse tra loro, per abitudini, contesti ed esperienze. Per alcuni di loro il Pilates era una cosa del tutto nuova, altri l’avevano già praticato in altri studi e palestre. Molti di loro mi hanno dato l’impressione di essere confusi su come approcciarsi a questa disciplina in maniera corretta. Questo è dato dal fatto che molti centri fitness e palestre suddividono le persone in gruppi piuttosto numerosi, ad esempio da 10 / 12, e affrontano la lezione impartendo le medesime istruzioni a tutti i clienti. In questo modo si passa la maggior parte del tempo prestando attenzione a cosa, come e quando fare un determinato esercizio, destinando troppo poco tempo alla corretta esecuzione del movimento individuale. Questo è quello che io definisco un insegnamento generico, che non si concentra sulla singolarità della persona, e che trasmette solamente nozioni superficiali uguali per tutti. Quello che il Pilates rappresenta, e quello che io vorrei trasmettere durante le mie lezioni, è uno strumento correttivo e individuale. Idealmente il Pilates andrebbe svolto singolarmente, o per lo meno in gruppi ristretti di persone, in cui ciascun partecipante mette in pratica gli esercizi man mano appresi nelle lezioni private. Perché questo metodo dia i suoi frutti, l’insegnante deve osservare l’esecuzione dei movimenti e correggerne gli eventuali errori, consigliando a ciascuno gli esercizi a lui più adatti.

L’altro aspetto che crea confusione nelle persone, è rappresentato dalla suddivisione in livelli di preparazione. Molte persone si sono rivolte a me dicendo di essere di primo livello piuttosto che di secondo, oppure intermedio piuttosto che avanzato, o ancora di voler lavorare solo a corpo libero o solo sulle macchine. Invece di parlare di livelli o macchinari preferisco sempre individuare quali siano gli esercizi più o meno adatti per ciascuno. I progressi delle persone che frequentano lo studio non sono legati alle semplici prestazioni fisiche, ma all’aspettativa di ciascuno di essi, alla capacità di concentrazione e alla percezione individuale del proprio corpo durante ogni movimento.

Non esiste quindi un manuale universale su come affrontare il Pilates. Il mio personale consiglio è quello di apprendere il maggior numero di esercizi specifici per il proprio fisico. Questo lascerà il tempo necessario all’insegnante di osservare e guidare l’allenamento. Per citare una famosa frase di Romana Kryzanowska: “non posso correggerti se non ti muovi”.

 

Anna Cerati